E' da parecchi anni che mi relaziono, per motivi diversi, a persone disabili. In questo tempo io sono molto cambiata, e quindi anche il modo e la consapevolezza con cui mi rapporto a queste persone. In particolare, se da esperienza di volontariato ho deciso di attribuire a questi incontri un connotato diverso, cioè quello professionale (e questo solo perché nel tempo ho compreso la meraviglia di questo lavoro, che spesso io sento come momenti di vita) è grazie alla presenza, nel mio cammino di tre persone: Andrea, Piercarlo e Silvia. Andrea, con la sua spontaneità e la capacità i sentire immediatamente gli stati d'animo altrui, oltre che per la sua forte ansia (che in quel periodo vivevo anch'io); Piercarlo che mi ha insegnato a comunicare con i gesti, ad essere pazienti e a capire che non sempre gli altri hanno voglia di interagire, ma che per questo non significano che non i siano vicini; Silvia, la ragazza che comunica con lo sguardo ... Inconsapevolmente (non ero ancora iscritta all'università) nella relazione con questi tre ragazzi ho vissuto il carattere di reciprocità che dovrebbe connotare la relazione educativa. Infatti, se da un lato io mi avvicinavo a loro cercando di soddisfare i loro desideri o di star loro vicino nel momento del bisogno, loro mi hanno regalato molto. Momenti di gioia, di felicità, anche di confusione. Eh si, perché forse per la prima volta, ho abbandonato la ragion teoretica (arrivo dalla filosofia) per far parlare la pancia: solo in questo modo era possibile provare a creare una relazione autentica e quest’aspetto si è rivelato fondamentale in tutta la mia vita, nel mio esistere quotidiano, non solo con le persone disabili.
Arredare un bagno per disabili
3 anni fa
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