Se il nostro obiettivo
dev'essere quello di guardare all'altro come
persona, allora
perché la questione
sessualità e disabilità, ancora oggi, un tabù?
Perché ci si occupa del sostegno scolastico, dell'inserimento lavorativo etc, ma non si trova nemmeno una pagina all'interno del PEI che riguardi la sessualità della persona in questione?
Credo sia un nostro grosso errore quello di pensare che non sia necessario occuparsi di quest'aspetto. Comprendo che possa succedere in quanto la situazione possa spaventarci,
disorientarci, farci sentire confusi. E' inoltre evidente che molto spesso le famiglie vogliono negare questo aspetto del proprio figlio.
Ritengo, a questo proposito,
fondamentale una prima riflessione su ciò che s'intende per sessualità. Le prossime righe sono la
rielaborazione di una ricerca svolta per un'esame
universitario collegate ad un intervento del prof. Alici durante un convegno a cui ho assistito.
La sessualità non va pensata come puro atto fisico, bensì come
emozioni, percezioni, relazioni costitutive dell'essere umano in quanto tale. Si tratta cioè di una forma d'amore come volto libero e
promozionale del bene. Diventa quindi il terzo della relazione quale elemento
fondamentale atto a garantire quell'autentica reciprocità grazie alla quale la relazione si trasforma in legame profondo. L'amore rappresenta dunque il polo emotivo delle relazioni umane (la giustizia il polo etico) ed è proprio grazie all'amore che diventa possibile vivere una
progettualità riqualificando così la dimensione emotiva dell'essere umano, dunque l'unitarietà della persona.
Allora, se quanto appena letto risulta convincente, la domanda che continua a vagare per la mia testa è :
negando la sessualità alle persone disabili, non si rischia di negare la loro dignità come persone?Ciò a cui tengo molto e verso cui vorrei
direzionare la mia attenzione è proprio questo tema. Cioè vorrei che, proprio in quanto elemento costitutivo della persona in quanto tale, la sessualità della persona disabile non venisse pensata come un'optional, una concessione
condizionata, ma come un desiderio che possa prendere forma.
Fra le varie letture sull'argomento, ritengo
particolarmente significativo un paragrafo tratto dal libro
Sesso e sessualità nei disturbi autistici. L'autrice del libro è
Wendy Lawson, madre di quattro figli, da bambina
diagnosticata come ritardata mentale, da ragazzina come
schizzofrenica e, nel 1994 ha avuto l'ultima diagnosi: disturbo dello spettro autistico. Sposata, ha poi divorziato e ha perso
tragicamente un figlio.
Nel testo si legge:
Anche se parlare di sesso e sessualità significa evoca re immagini che mettono a disagio molte persone, è necessario saper affrontare questi argomenti, comprenderli e saperne discutere senza imbarazzo. E' evidente inoltre che, per tutti noi come esseri umani, questi temi sono tra i più interessanti: molte persone dedicano molte ore ad esplorarli, magari navigando su internet. Ritornando all'autismo, esso non impedisce ad una persona di svilupparsi sessualmente o di voler esplorare la propria sessualità. Il modo attraverso cui ciò avviene può fare la differenza tra esperienze positive, capaci di aumentare la fiducia in sè della persona e i tristi incontri che possono aprire la porta alla depressione, al calo di autostima, all'ansia e persino a forma di autolesionismo.
Ciò che mi preme sottolineare è che, come ho già detto sopra, l'autrice del testo è una donna autistica. Questa è una testimonianza dal "di dentro", da chi vive in una situazione apparentemente solipsistica. Eppure, c'è una certa consapevolezza e un desiderio che non devono e non possono mai essere negati a nessuno.
Riguardo a questo argomento segnalo:
A proposito di sentimenti, documento filmico diretto da Daniele Segre
Piovono mucche, un film d Luca Vendruscolo
Attraente, originale ... emotivamente pericoloso, libro di Barbara Jacobs